
Recurring
Collapse Under The Empire
- Etichetta
- Finaltune Records
- Anno
- 2023
- Pubblicata su
- GrindOnTheRoad
Se Friedrich Nietzsche avesse vissuto nel nostro tempo, avrebbe indubbiamente trovato nell’ultimo lavoro dei Collapse Under The Empire una notevole fonte di ispirazione. Recurring, il nono capitolo discografico del duo post-rock tedesco composto da Chris Burda e Martin Grimm, sembra abbracciare il concetto nietzschiano dell’eterno ritorno, portandoci a riflettere sul ciclo infinito che alterna distruzione e creazione. Questo tema, sebbene non raro nella scena post-rock, si rivela affascinante e sorprendentemente attuale; è la rappresentazione dell’incessante ciclo dell’esistenza, una danza eterna in cui ogni evento si ripete inesorabilmente, in un ininterrotto flusso di decostruzione e rinascita. L’album, in uscita il 29 settembre per Finaltune Records, prosegue il percorso tracciato dalla lunga carriera del duo, soprattutto nel precedente Everything We Will Leave Beyond Us, pubblicato nel 2020. Nonostante siano sempre presenti gli scenari distopici e sintetici tanto cari ai Nostri, in questa nuova opera emerge un profondo senso di speranza che va al di là della mera devastazione, abbracciando una sorta di redenzione purificatrice. Dal punto di vista sonoro, questo Recurring si fregia delle stesse caratteristiche che hanno portato i Collapse Under The Empire ad affermarsi nel vasto panorama del post-rock strumentale. Il loro stile, perfezionato in 15 anni di carriera, parte sì dal post-rock, ma tende ad espandersi in una coinvolgente fusione di influenze eterogenee: la solennità della musica cinematografica, lo spirito sognante dello shoegaze, le atmosfere evocative del trip-hop e l’eleganza sofisticata dei sintetizzatori si uniscono in un unico calderone entusiasmante. Questa ricca palette sonora si sviluppa in paesaggi sonori ampi, che abbracciano una costante sensazione di magniloquente epicità, dando vita a brani che narrano storie con tratti universali. Le sonorità scolpite minuziosamente dai tedeschi evocano un intenso legame con lo spazio e le profondità cosmiche, stabilendo un’affinità con band come God Is An Astronaut, 65daysofstatic, Exxasens, pg.lost, che hanno spesso esplorato le dimensioni astrali del suono e delle emozioni evocate dall’avventurarsi nell’infinito, trascendendo confini e galassie.
Questo viaggio sonoro cosmico verso l’ignoto inizia con “Genesis”, una traccia che ci accoglie con un beat incessante e una molteplicità di elementi musicali, tra cui sintetizzatori immersi in delay e archi. “Revelation”, primo singolo del lavoro, fa capire bene il motivo per cui molti brani del duo sono stati usati come trailer: un sintetizzatore nostalgico ci trasporta ben presto in uno scenario epico in movimento, con immagini che fomentano e galvanizzano. Nella sezione più lenta a metà brano sembra veramente di assistere ad una rivelazione profonda e significativa, come se il nostro ipotetico eroe avesse capito veramente la sorte che lo attende. Le tracce successive, “Mercy” e “Absolution”, continuano la narrazione in modo eccezionale. In “Mercy”, una vivace linea di pianoforte si fa largo attraverso uno spazioso tappeto di sintetizzatori in vibrato, tra fraseggi di chitarre riverberate e accenti di elettronica quasi industrial. “Absolution”, d’altra parte, è caratterizzata da un intricato e efficace pattern di percussioni, attorno al quale le chitarre si librano in riff che fluttuano nel paesaggio sonoro, tra ampi riverberi, note dolci di pianoforte e crescendo dinamici che culminano in esplosioni gioiose. La successiva “Requiem” porta con sé un’atmosfera di solenne malinconia, evocando il fallout di una catastrofe o i rottami arrugginiti e dimenticati di una battaglia spaziale che vagano nell’infinito del cosmo: un coro di voci lontane ed una timida chitarra in tremolo accentuano questa atmosfera di desolante bellezza. “Forgiveness” è un brano post-rock davvero magnifico, con intrecci melodici vorticosi e una batteria estremamente compatta. Il pianoforte svolge un ruolo importante nel processo di risoluzione del brano, contrastando il caos creato dalle chitarre e dai numerosi effetti disseminati nel paesaggio sonoro circostante. “Salvation” si concentra sul lato elettronico del duo, richiamando atmosfere glaciali simili a The Fallen Ones del 2017. Chitarre e sintetizzatori si uniscono per creare un’esperienza sonora intensa ed anche molto orecchiabile: il motivo principale che accompagna tutto il brano si fissa in mente anche nei momenti più intensi, dal punto di vista della strumentazione. “Apocalypse” è un’altra composizione assolutamente epica intrisa di elementi cinematografici ed elettronici, con un finale nostalgico e sontuoso, sottolineato dagli archi: verso la fine sembra quasi di osservare al rallentatore l’esplosione di un pianeta o di una supernova, ma si tratta di una malinconia imponente e per certi versi liberatoria. Nella conclusiva “Creation”, le calme e riflessive note di chitarra si alternano ai sintetizzatori, e questi momenti di tranquillità sono bilanciati da sezioni più trionfali e grandiose, che si ergono come una celebrazione della vita e dell’esistenza stessa, che trova il modo di ergersi anche a fronte della dissoluzione: ogni distruzione porta con se’ una nuova rinascita, e le diverse sezioni del brano evocano proprio questo concetto.
In conclusione, Recurring si afferma come un’opera assolutamente azzeccata. I Collapse Under The Empire mantengono l’alta qualità produttiva a cui ci hanno abituato nel corso di una lunga carriera, e questo album non fa di certo eccezione. Sarà estremamente apprezzato da coloro che amano il post-rock che abbraccia la narrativa cinematografica al di sopra della semplice malinconia e introspezione, tipici del genere; qui la musica si presenta grandiosa e trascendente, evocando scenari spaziali e cosmici che ci catapultano nelle profondità astrali dell’universo. Ascoltare questo disco in cuffia è un’esperienza davvero consigliata: è come ritrovarsi a viaggiare a bordo di una navicella spaziale, con la possibilità di osservare stelle, nebulose e galassie, in una tavolozza di colori incredibili che prendono vita nel paesaggio sonoro. La musica abbraccia momenti di rock oscuro, suggestioni elettroniche e persino sfumature orchestrali e ambient, che catturano l’immaginazione per poi risvegliare i sensi con esplosioni di luce e intensità. Questa varietà di tonalità e dinamiche crea un’esperienza profondamente coinvolgente e appagante, invitando a tornare a scoprire ulteriori sfumature con ogni nuovo ascolto. Non da ultimo, va sottolineato l’eccelso livello di produzione, in cui ogni strumento risuona in modo chiaro e cristallino, regalando un’esperienza sonora di straordinaria nitidezza e dettaglio. Va detto che in 15 anni di carriera è normalissimo che una band possa utilizzare alcune soluzioni già sperimentate o che ci sia qualcosa di già sentito qua e là, ma i Collapse Under The Empire dimostrano di avere comunque una maestria unica nell’applicare queste tecniche, privilegiando la freschezza della proposta; gli appassionati di post-rock potrebbero riconoscere alcuni degli stratagemmi tipici del genere, e ciononostante questo Recurring rimane coinvolgente dall’inizio alla fine, senza mai stancare.
Had Friedrich Nietzsche lived in our time, he would undoubtedly have found a remarkable source of inspiration in the latest work by Collapse Under The Empire. Recurring, the ninth record by the German post-rock duo of Chris Burda and Martin Grimm, seems to embrace Nietzsche's concept of eternal recurrence, leading us to reflect on the endless cycle alternating destruction and creation. This theme, though not rare in the post-rock scene, proves fascinating and surprisingly topical; it's the representation of the incessant cycle of existence, an eternal dance in which every event inexorably repeats itself, in an unbroken flow of deconstruction and rebirth. The album, out on 29 September on Finaltune Records, continues the path traced by the duo's long career, especially on its predecessor Everything We Will Leave Beyond Us, released in 2020. Although the dystopian, synthetic scenarios so dear to the band are still present, this new work brings out a deep sense of hope that goes beyond mere devastation, embracing a kind of purifying redemption. Sonically, Recurring boasts the same traits that established Collapse Under The Empire in the vast landscape of instrumental post-rock. Their style, perfected over 15 years, starts from post-rock but tends to expand into an engaging fusion of diverse influences: the solemnity of film music, the dreamy spirit of shoegaze, the evocative atmospheres of trip-hop and the sophisticated elegance of synths come together in a single thrilling melting pot. This rich sonic palette unfolds into wide soundscapes that embrace a constant sense of grandiloquent epic, giving life to tracks that tell stories with universal traits. The sounds meticulously sculpted by the Germans evoke an intense bond with space and the depths of the cosmos, establishing an affinity with bands like God Is An Astronaut, 65daysofstatic, Exxasens and pg.lost, who have often explored the astral dimensions of sound and the emotions evoked by venturing into infinity, transcending borders and galaxies.
This cosmic sonic journey into the unknown begins with "Genesis", a track that welcomes us with a relentless beat and a multiplicity of musical elements, including delay-drenched synths and strings. "Revelation", the first single, makes it clear why many of the duo's tracks have been used in trailers: a nostalgic synth soon carries us into an epic, moving scene, with stirring, galvanising images. In the slower section midway through, it truly feels like witnessing a deep and meaningful revelation, as if our hypothetical hero had really understood the fate awaiting him. The following tracks, "Mercy" and "Absolution", continue the narrative exceptionally well. In "Mercy", a lively piano line makes its way through a spacious carpet of vibrato synths, among reverb-drenched guitar phrases and almost industrial electronic accents. "Absolution", on the other hand, features an intricate, effective percussion pattern around which the guitars soar in riffs floating through the soundscape, among wide reverbs, sweet piano notes and dynamic crescendos culminating in joyful explosions. The following "Requiem" brings an atmosphere of solemn melancholy, evoking the fallout of a catastrophe or the rusty, forgotten wreckage of a space battle drifting through the infinity of the cosmos: a choir of distant voices and a shy tremolo guitar accentuate this atmosphere of desolate beauty. "Forgiveness" is a truly magnificent post-rock track, with swirling melodic interweaving and extremely tight drums. The piano plays an important role in resolving the track, countering the chaos created by the guitars and the many effects scattered through the surrounding soundscape. "Salvation" focuses on the duo's electronic side, recalling icy atmospheres similar to 2017's The Fallen Ones. Guitars and synths come together to create an intense and also very catchy sonic experience: the main motif running through the whole track sticks in your mind even in the most instrumentally intense moments. "Apocalypse" is another utterly epic composition steeped in cinematic and electronic elements, with a nostalgic, sumptuous ending underlined by strings: towards the end it almost feels like watching a planet or a supernova explode in slow motion, but it's an imposing melancholy and, in some ways, a liberating one. In the closing "Creation", calm, reflective guitar notes alternate with synths, and these moments of tranquillity are balanced by more triumphant, grandiose sections rising like a celebration of life and existence itself, which finds a way to stand tall even in the face of dissolution: every destruction brings a new rebirth, and the track's different sections evoke exactly this idea.
In conclusion, Recurring establishes itself as a thoroughly successful work. Collapse Under The Empire maintain the high production quality they've accustomed us to over a long career, and this album is certainly no exception. It will be greatly appreciated by those who love post-rock that embraces cinematic narrative above the simple melancholy and introspection typical of the genre; here the music is grand and transcendent, evoking space and cosmic scenes that catapult us into the astral depths of the universe. Listening to this record on headphones is highly recommended: it's like travelling aboard a spaceship, able to observe stars, nebulae and galaxies, in a palette of incredible colours coming to life in the soundscape. The music embraces moments of dark rock, electronic suggestions and even orchestral and ambient shades, capturing the imagination and then awakening the senses with explosions of light and intensity. This variety of tones and dynamics creates a deeply engaging and satisfying experience, inviting you back to discover further nuances with every new listen. Last but not least, the excellent production deserves mention, with every instrument ringing clear and crystalline, offering a sonic experience of extraordinary sharpness and detail. It must be said that after 15 years it's perfectly normal for a band to use some already-tested solutions or for something to sound familiar here and there, but Collapse Under The Empire show a unique mastery in applying these techniques, favouring the freshness of their music; post-rock fans may recognise some of the genre's typical devices, and yet Recurring stays engaging from start to finish without ever tiring.



