Distant Dream – Point of View
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Point of View

Distant Dream

8.5Voto / 10
Etichetta
Autoproduzione
Anno
2020
Pubblicata su
WherePostRockDwells
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Tradotta dall'inglese

La melodia densa di una chitarra, con un uso sapiente di delay e riverbero. Un suono che sembra arrivare da lontano, timido e gentile, per poi essere raggiunto dalla grandiosità di una sezione ritmica che alza l'asticella. Lo splendido assolo dell'ospite Jake Howsan Lowe, il drumming compatto e serrato… Signore e signori, sono di nuovo a casa. Sto ascoltando un nuovo album dei Distant Dream.

Per chi non sapesse di chi sto parlando, Distant Dream è il progetto solista di Marcin Majrowski, talentuoso compositore e chitarrista metal polacco. Il suo approccio funziona benissimo, perché riesce a bilanciare alla perfezione l'urgenza espressiva tipica del post-rock con un senso melodico altissimo, che si riflette negli aspetti più tecnici con cui sono costruite le composizioni. I suoi dischi denotano una perizia tecnica che si dispiega negli assoli cristallini tipici di un certo prog-rock e nella struttura dei brani, capace di far convivere momenti più dilatati e intimi con aperture maestose e imponenti che risuonano di grandiosità. La sensazione che se ne ricava è che il talento di Marcin non sia altro che uno strumento per incanalare emozioni, senza disdegnare l'aspetto puramente musicale, che è del livello più alto che si possa trovare nella scena post.

Questo lavoro è una dichiarazione d'intenti fin dalla copertina, a mio parere davvero splendida e carica di un significato profondo e universale, soprattutto in tempi incerti come questi. Descrive molto bene la struttura principale del disco, ovvero la natura ambivalente delle atmosfere, che convivono e vivono a seconda della percezione di chi ascolta. Due punti di vista perfettamente speculari che rimandano a due sensazioni del tutto opposte. La bellezza del concept di Point of View sta tutta in questa apparente semplicità: è un'opera che riesce nel compito non così facile di essere malinconica e nostalgica, eppure luminosa e piena di un senso di speranza che irradia positività in ogni secondo.

In questo caso le soluzioni sonore hanno la doppia funzione di essere un piacere assoluto per le orecchie, abbracciando tanto gli appassionati del post-rock più classico quanto quelli del rock strumentale tecnicamente impeccabile; e allo stesso tempo è l'anima a trarne il beneficio più grande. I brani brillano per dinamica, aiutati da un suono cristallino delle chitarre (il suono della chitarra in "Depths of Despair" è a dir poco meraviglioso), dove paesaggi sonori atmosferici si alternano a strutture più post-metal, piene di riff di stampo hard rock e progressive. È un disco impeccabile dal punto di vista di mix e mastering, curati ancora una volta dal fidato Widek. Questo disco suona divinamente in qualsiasi contesto: l'ho ascoltato in cuffia, in macchina, sulle casse. Gli assoli brillano sempre per la nitidezza cristallina con cui emergono nei momenti migliori, impreziosendo trame sonore eleganti e colorate.

Questo album è avvincente in ogni senso del termine. Sembra quasi di diventare un tutt'uno con lo scorrere impeccabile dei brani, che in ogni passaggio riesce a svelare paesaggi sonori carichi di emozione. Non dimenticherò mai i brividi provati al primo ascolto di "Left Alone": quelle note iniziali piene di nostalgia, così intime e delicate da trasformarsi in una sezione cinematografica maestosa e ariosa, pur mantenendo la componente più malinconica nella spina dorsale della composizione e facendo convivere queste due anime nel modo più bello. Per non parlare dell'assolo di Stel Andre, di una bellezza indescrivibile, che eleva ancora di più il brano verso una meravigliosa esplosione di trionfo.

I brani di questo bellissimo disco sono tutti di altissimo livello: "Sense of Calm" mette in musica la sensazione di chiarezza come conseguenza della semplicità, con una melodia sontuosa e commovente che illumina la mente con arrangiamenti solenni; "Vector" alterna una leggerezza quasi spensierata, affidata al delay della chitarra principale, a momenti più imponenti. Brani come la gigantesca "Unknown Path" trasudano maestria compositiva con un approccio fresco e divertente: la distorsione che attraversa il panorama stereo come uno stacco, i fraseggi di chitarra, l'interludio pieno di quella dolce nostalgia. È un pezzo che scuote le fondamenta dell'anima con la sua combinazione di virtuosismo, tecnica e sensibilità.

In Point of View si respira un'aria profonda e crepuscolare. Tra i tre lavori di Marcin, forse questo è quello che prende di più in prestito elementi affini al post-rock, dato che ogni brano è carico di una forza emotiva travolgente a cui è impossibile restare indifferenti. Riverberi dosati con maestria, ripetizioni in delay di pattern melodici di chitarra e batteria solenne: gli appassionati di post-rock troveranno pane per i loro denti, ma ci sono anche idee nuove in termini di composizione che arricchiscono il suono senza snaturarlo. Ci sono tutti gli elementi che ci si aspetta da un disco dei Distant Dream: ospiti che impreziosiscono le composizioni, brani che abbracciano diversi stili di rock strumentale in un'unica combinazione originale e unica. Eppure Marcin è riuscito a migliorare una proposta già matura con un album sensazionale, che fonde tutte le caratteristiche migliori delle sue influenze musicali.

È come se questi riff e queste melodie fossero sempre esistiti in un'altra dimensione e aspettassero solo di essere catturati e svelati. Ascoltare questo album è come osservare l'audace impeto del sole che sorge a illuminare la quiete di una valle addormentata. È il riflesso di sogni lontani, ma non irraggiungibili. È la sensazione di calma, luminosa e sempre mutevole, che accompagna l'accettazione: dei propri limiti, del dolore come sfera complementare alla serenità e dell'eterna alternanza di luce e ombra, coraggio e paura, positivo e negativo.

Marcin si guarda dentro e capisce che gli alti e i bassi fanno parte dello stesso meraviglioso insieme, e che la realtà di ciò che vediamo è profondamente influenzata da come decidiamo di osservarla, dal punto di vista a cui scegliamo di dare più significato. Ce lo racconta a modo suo, in chiave cinematografica, con un'elegante successione di trame armoniche, ora più delicate ora più d'impatto, con melodie di chitarra fluide e impeccabili, assoli e soluzioni ritmiche che sprigionano talento da ogni scelta compositiva. Ogni elemento è al suo posto per delineare i contorni di un'opera che scuote l'anima grazie a una passione e a una sensibilità disseminate in ogni singolo dettaglio. Andate a prendervi quest'opera d'arte, amici miei. È un disco potente che illuminerà le vostre giornate e vi regalerà un enorme senso di prospettiva e consapevolezza.

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