iiah – Terra
WherePostRockDwells

Terra

iiah

8.0Voto / 10
Etichetta
Autoproduzione
Anno
2020
Pubblicata su
WherePostRockDwells
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Tradotta dall'inglese

Sono sempre stato particolarmente affascinato dallo spazio e dall'astronomia. Lo trovo uno dei temi più evocativi su cui concentrarsi: credo sia un desiderio innato della nostra mente quello di comprendere la natura profonda di ciò che ci circonda. In questo periodo di quarantena, in cui lo spazio intorno a noi è destinato a restare sempre lo stesso (almeno temporaneamente), il desiderio di mettersi in viaggio è più forte che mai. Anche se non è possibile farlo fisicamente, nulla ci impedisce di viaggiare con la mente, e album come 'Terra' vengono in nostro soccorso. In questo periodo surreale e atipico, il lavoro del gruppo post-rock/shoegaze di Adelaide, in Australia, iiah, mi ha trasmesso molte più emozioni catartiche di quante avrei mai immaginato.

'Terra' è una parola latina che, appunto, significa 'Terra'. Il disco esce tre anni dopo 'Distances', ed è un lavoro con un profondo potere narrativo e cinematografico: nella mia mente potrebbe essere la colonna sonora di un viaggio nel labirinto dell'ignoto del cosmo e, in egual misura, dell'ignoto dell'anima. L'artwork mostra un uomo solo in uno spazio sconfinato, probabilmente un altro pianeta, mentre osserva la Terra in lontananza. C'è nostalgia e meraviglia in questa immagine, e la sensazione che mi trasmette è quella, metaforica e introspettiva, di quanto siamo minuscoli rispetto all'immensità dell'universo di emozioni che possiamo provare nella nostra esistenza. Un'immagine perfetta per descrivere le emozioni suscitate dall'album: l'esplorazione dell'universo che rimanda metaforicamente all'esplorazione delle nostre emozioni più profonde.

È un viaggio che inizia con 'From Nothing', un brano delicato ed evocativo, quasi drone-ambient, che nasce da un vasto nulla ma prende lentamente forma con una melodia sepolta sotto strati di riverbero che cresce fino a diventare quasi straniante, al punto che quando parte 'Eclipse' sembra già di fluttuare nello spazio più profondo. Il brano alza notevolmente il livello dell'atmosfera cinematografica, sembra quasi di osservare le meraviglie del cosmo: le note di chitarra che emergono dolcemente potrebbero essere polvere o corpi celesti osservati da una navicella. I titoli dei brani in questo senso sono piuttosto eloquenti: la sezione più pesante che irrompe a metà brano sembra davvero l'ombra di un'eclissi, che insinuandosi cambia completamente l'atmosfera ovattata costruita fin lì stendendo un velo d'oscurità, ma solo in superficie e temporaneamente, come in una vera eclissi.

Ancora una volta trovo un parallelo tra il concetto di viaggio nell'ignoto del cosmo e le profondità più intime dell'anima: si può passare da zone oscure, minacciose e spaventose ad altre che scaldano il cuore riempiendolo di luce e colori, proprio come viaggiare nelle zone più nascoste della nostra mente. 'Aphelion', che in astronomia è il punto di massima distanza dal Sole di un corpo del sistema solare (pianeta, asteroide, cometa, satellite artificiale e così via), è un altro brano dalle mille sfaccettature. L'ingresso della voce a metà brano avviene in modo così naturale e fluido che sembra quasi di ascoltare un bellissimo strumento, parte essenziale della traccia. Notevole anche la voce femminile di sottofondo, di una bellezza struggente; sembra arrivare da mondi sconosciuti e riesce a dare al riff successivo un impatto emotivo che altrimenti non avrebbe avuto. Passare dai fraseggi toccanti delle chitarre alla velocità dell'ultima parte è come saltare nell'iperspazio per osservare pianeti e stelle che si dispiegano davanti ai nostri occhi, e nell'esplosione finale del rullante sembra di perdersi nell'atmosfera insieme al riff stesso. 'Sleep' porta avanti questa sensazione quasi ipnotica di dispersione nel cosmo, tra note di pianoforte e una parte vocale lontana. Quello che potrebbe sembrare un riempitivo ambient è in realtà uno spartiacque tra due parti ben precise del disco. Ascoltato da solo potrebbe sembrare un po' dispersivo, invece è un preludio etereo e rassicurante a una composizione sensazionale, senza dubbio la mia preferita dell'album: '20.09%'.

Il riff da cui nasce il brano è pura bellezza post-rock: tremolo drammatico, batteria incalzante, una chitarra ritmica che riversa fiumi di emozioni che permeano ogni battuta. Ho provato emozioni simili a quelle vissute con 'Tales' dei 'The Chasing Monster'. I toni del basso sono potenti nella sezione successiva: arpeggi alla If These Trees Could Talk aleggiano sopra colpi di batteria cristallini, mentre la sensazione di solenne drammaticità è sostenuta dall'uso sapiente del delay in combinazione con il riverbero. L'assenza della batteria, che rientra lentamente nella composizione in un crescendo potentissimo con il basso sempre molto presente nel mix, regala uno dei picchi emotivi più alti del disco. In 'Terra' si ha la sensazione che ogni minuto dei brani sia assolutamente necessario, non c'è nemmeno un secondo superfluo, e questo brano ne è un esempio: quando sono arrivato alla fine, dopo aver versato più volte qualche lacrima per tanta bellezza, non potevo credere che il pezzo durasse 9:46. Il viaggio si chiude con un trittico di composizioni di grande impatto: in 'Luminescence' un basso groovy e sempre in primo piano nel mix permette ai toni cristallini delle chitarre di evocare un senso di nostalgia, mentre in 'Displacement' torna la sinergia malinconica tra la limpidezza delle note di pianoforte e di chitarra. L'atmosfera mi ricorda molto "We're Here Because We're Here" degli Anathema, soprattutto nella parte centrale. Sembra quasi di sentire Daniel Cavanagh nell'emozione lacerante della voce.

Il brano conclusivo, 'Lambda', sembra racchiudere in un unico, magnifico pezzo tutte le caratteristiche del disco. Tra l'altro, lambda è la lettera greca che indica la costante cosmologica, che in fisica cerca di spiegare l'accelerazione dell'espansione dell'universo. Una prima parte epica e cinematografica lascia spazio a una sezione quasi pinkfloydiana in cui sembra di osservare la luce di una stella attraverso la sinergia tra i dolci rintocchi del pianoforte e il riverbero della batteria, da cui nasce un crescendo che esplode in un momento glorioso per poi ridiscendere in un'eco di distorsioni e rarefazioni di pianoforte. Il tempo perde di significato e sembra di fluttuare in uno stato di profonda estasi nello spazio, che lentamente torna al nulla da cui il viaggio era partito e dove, a pensarci bene, tutto è sempre iniziato e tutto finirà.

Superare la bellezza di 'Distances' era un'impresa difficile, ma hanno alzato l'asticella ancora una volta a un livello impossibile, e questo album potrebbe benissimo essere il loro capolavoro. Un'ora di musica densa ed emozionante, suonata benissimo e con una produzione di prim'ordine. Ogni elemento è perfettamente collocato, ogni suono è perfettamente udibile nell'immagine stereo. Il lavoro di mastering è eccellente, i brani sono estremamente dinamici e cristallini. È un ascolto obbligato per ogni appassionato di post-rock e non solo. È un disco che cresce lentamente, e che ripaga in modo monumentale chi ha pazienza. Vivere questo album, possibilmente in cuffia, osservando il cielo di notte è un'esperienza trascendentale che, in un periodo strano come quello che stiamo vivendo tutti, può anche essere terapeutica, e non so dirvi quanto ve lo consigli.

'Terra' è un disco magnifico che ricorda la perfezione di certi sogni. Ci sono sogni bellissimi che al risveglio non riusciamo a ricordare. Questo sogno, invece, possiamo riviverlo ogni volta che vogliamo. Ed è meraviglioso.

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