kokomo – Totem Youth
WherePostRockDwells

Totem Youth

kokomo

8.5Voto / 10
Etichetta
dunk!records
Anno
2019
Pubblicata su
WherePostRockDwells
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Tradotta dall'inglese

Totem Youth è il quinto album dei Kokomo, band post-rock strumentale tedesca. Lo aspettavo con ansia dopo Monochrome Noise Love, ma francamente non avevo idea che mi sarei ritrovato ad ascoltare un disco così compatto e solennemente devastante.

È un lavoro quasi dicotomico, che riesce a trasmettere una calma surreale e sensazioni positive anche nelle parti più aggressive e intense: è come se ci fosse un tentativo costante di controllare le emozioni più travolgenti, anche grazie alla dinamica eccezionale dei brani, dove in certi momenti tutto esplode e infuria per poi tornare più calmo, e ci si ritrova ad aspettare l'inevitabile esplosione di una furia imminente. Forse la natura di questo disco è insita nel nome stesso: Totem Youth. Un totem è una rappresentazione terrena di qualcosa di divino, carica di simbolismo; un elemento soprannaturale con cui le popolazioni primitive stabilivano una profonda connessione spirituale. Questo lavoro non è solo un totem, è un Totem Youth: una rappresentazione simbolica dell'impetuosità della giovinezza e dell'incapacità di controllarla o domarla. Non sono un fan delle recensioni traccia per traccia, ma la mostruosità di questo album mi costringe a farne una, quindi portate pazienza!

I primi secondi dell'album hanno un sapore antico, al limite dell'ancestrale. Una marcia emerge da lontano, remota e dimenticata, avvicinandosi sempre di più finché la tensione deflagra e i toni caldi e definiti della batteria ci catapultano nel brano d'apertura, "Sterben am Fluss". C'è un incredibile senso di urgenza e solennità nei riff: i riverberi delle chitarre creano un'atmosfera davvero notevole, una valanga di muri di suono tenuta in ordine dal drumming. Questo brano definisce già i toni del disco e mostra subito la qualità della produzione. Il secondo brano, "Hold me closer, unknown dancer", sembra portare con sé le conseguenze della devastazione che lo ha preceduto. È come la sensazione spaventata di quiete dopo una tempesta, quando si capisce che qualcosa sta per succedere. E infatti l'esplosione arriva prima del previsto: c'è un equilibrio perfetto tra le sfuriate post-metal e atmosfere lontane, quasi sbiadite, in cui a un certo punto il basso sembra l'unico traghettatore sopravvissuto di un viaggio in mare aperto. Verso la fine c'è un climax che schiaccia tutto ciò che trova sul suo cammino, grazie a pattern di batteria efficacissimi su cui è impossibile non fare headbanging.

"Golden Guns", il brano successivo, è sicuramente il più cinematografico dell'album. Il senso di urgenza resta intatto anche nella parte calma: c'è un barlume di luce irradiato dal tono dolce di una chitarra riverberata in lontananza. La sezione più tranquilla che segue scivola in un'onda organica di epica drammaticità in modo naturalissimo, portando a un crescendo più cinematografico guidato dalla batteria che mi ricorda davvero molto certe atmosfere dei This Will Destroy You (in questo caso "The Mighty Rio Grande"). Composizioni del genere descrivono appieno la potenza del post-rock: non si può fare a meno di restarne rapiti, l'ordine della batteria si trasmette alla mente di chi ascolta. È come se il tempo rallentasse e perdesse di significato, mettendo in atto una decostruzione musicale nella mente, fino al risveglio provocato dagli echi spaziali dell'ultimo colpo di batteria. "Melodic Rock Night" vede anche la partecipazione di Tom Morris degli Her Name Is Calla; l'intero brano è pura essenza post-rock, immerso in muri di rumore massicci e malinconici che mi hanno ricordato una versione apocalittica degli Alcest. "Der Vogelmann", con i suoi 9 minuti, chiude il lavoro: c'è una decostruzione quasi decadente del tema esplosivo e incontrollabile dell'inizio, che sembra svanire, totalmente ribaltata nell'ultimo minuto, quando torna a esplodere proprio quando sembrava domata: se questa non è la rappresentazione del Totem della Giovinezza, non so cos'altro potrebbe esserlo.

È un album che crea dipendenza. È incredibile quanto sia "spazioso" nelle atmosfere e al tempo stesso claustrofobico e letale. Anche se è un termine abusato, Totem Youth secondo me è niente di meno che un capolavoro: un tripudio di perfezione sonora, con brani estremamente dinamici anche nelle parti in cui ci sono muri di rumore travolgenti pieni di riverberi glaciali. È chiaro che i Kokomo avessero un progetto ben preciso quando hanno scritto questi brani e, secondo me, l'hanno centrato in pieno.
Una volta abbracciato il Totem Youth non si torna indietro: questo album fissa un nuovo standard nel modellare un tipo preciso di atmosfera attraverso diverse sfumature di suono, ricordatevi le mie parole. La tensione non è mai stata così rilassante.

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